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NEWS|NEWS - 09.01.2014
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Articolo by THE PLAN su MAST Bologna


La recente inaugurazione di MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) a Bologna, ottobre 2013, apre un luogo di molteplice attività, in una pluralità di funzioni ed obiettivi.

L'impulso proviene da una concezione illuminata ed umanistica, che il Gruppo Coesia (azienda attiva nella meccanica e nelle soluzioni industriali) e la sua Presidente, Isabella Seràgnoli, manifestano, anche nell'istituire la Fondazione MAST: intervenire a più livelli, incrociando attività pubbliche ed attività direttamente attinenti all'ambito aziendale, per la città, per la cultura e le iniziative espositive, la formazione, il sapere tecnico e tecnologico, per l'azienda stessa.

L'edificio corrisponde a questa impostazione pluridirezionale, un nucleo di valore urbano, che forma un accento importante nella zona periferica ovest della città di Bologna, accanto alla sede aziendale. L'intervento rinnova una porzione d'edilizia industriale dismessa: dal concorso indetto nel 2005 e dai successivi approfondimenti, con la proclamazione del gruppo di progetto vincitore, lo studio Labics (Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori), nasce un'integrazione costruttiva, un edificio complesso in cui si assommano valori di chiarezza funzionale e di espressività, coniugata con opere d'arte, nello spazio aperto e negli interni. MAST significa quindi percorsi conoscitivi, ruoli efficacemente rappresentati da un'architettura dalle molte sfaccettature, anche in contrapposizione reciproca: volume imponente, presenza urbana significativa, prospetti austeri e quasi evanescenti nell'uso di un involucro esterno in lastre di vetro serigrafato che offre una consistenza eterea alle pareti, quasi come se fossero avvolte da leggere tende. Austera coloritura - l'involucro vetrato si orienta sui toni di grigio come le rare porzioni in cemento a vista - e dirompente variata tavolozza di colori, nel frangisole per la parete dell'asilo nido a piano terreno, a listelli in grès porcellanato. Gigantismo delle due rampe d'accesso che introducono direttamente allo snodo distributivo aperto del primo piano, grandiosità nell'aggetto che caratterizza il volume dell'auditorium e ne segue la struttura come in una sezione, delicatezza negli interni dell'asilo nido e nelle riflessioni fra lo specchio d'acqua prospiciente il ristorante aziendale e l'intradosso della soletta dell'auditorium. Fronte verso strada decisamente articolato nei volumi che si susseguono e connettono l'uno nell'altro, compattezza e linearità del fronte retrostante nell'affaccio verso la sede aziendale.

Il progetto affronta la molteplicità delle funzioni, cui corrispondono differenze nell'accesso e nell'apertura al pubblico, accentuando la fluidità dei percorsi interni e mantenendo il più possibile chiara la separazione degli ambiti “privati” e “pubblici”. Nell'edificio si situano infatti zone di esclusiva pertinenza aziendale, il ristorante e gli ambienti del circolo aziendale; zone di carattere semipubblico, l'asilo nido, gli ambienti per il benessere; zone a frequentazione pubblica, gli spazi espositivi, il museo tecnologico, gli spazi ad aula della formazione e dell'apprendimento, l'Auditorium per 400 posti e il foyer, la caffetteria.

L'ingresso al MAST dimostra la valenza complessa dell'architettura: la massa e la geometria lineare dei corpi collegati si dispiega pur nell'attenuazione che l'involucro vetrato esterno ottiene; la rampe parallele si ergono a segnare un accesso importante, accompagnate dalla presenza della scultura di Mark di Suvero - Old Grey Beam, intreccio dinamico di travi metalliche annodate, dal colore rosso intenso -; diramazioni alla piattaforma del primo piano: verso la zona espositivo-museale e verso il secondo piano, attraverso una scala che sbarca al lato opposto dell'auditorium. Un lungo corridoio, affiancato dalle aule per la formazione, si collega con un passaggio-ponte al foyer che dà accesso all'Auditorium, uno dei nuclei fondamentali dell'edificio: l'aula dal disegno a gradoni su pianta rettangolare è arricchita dalla forza esplicita dei montanti strutturali a vista, travi a doppio T in acciaio, che segnano il confine ideale fra i corridoi distributivi laterali e le poltrone. Percorsi interrelati: al foyer si accompagna il sistema di ascensori panoramici e scale che collega i tre piani; al foyer si giunge anche attraverso l'itinerario espositivo dal piano inferiore. Spazi interni netti e rigorosi, in una conformazione che accoglie ed invita a tracciare quei riferimenti e quelle relazioni (interno-esterno, spazi interni in successione lineare, spazi connessi per sovrapposizione, spazi identificati dalle opere d'arte e dall'esposizione delle collezioni, in primis la fotografia industriale), che riprendono e traducono l'ambizione d'un programma d'interventi focali per la città e per la cultura.

www.theplan.it

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